anoressia mentale
donna che fatica a mangiare

L’ anoressia mentale

Benessere

Con il termine anoressia in medicina si intende una riduzione o perdita dell’ appetito dovuta a svariate malattie non necessariamente di origine psichica. Nell’ uso comune oggi si parla di anoressia riferendosi a quella di origine mentale.

E’ un quadro patologico descritto e identificato per la prima volta già nella seconda metà del 1800 ed oggi la medicina la inquadra pressoché unanimemente nel gruppo delle psiconevrosi, ossia quel genere di patologie che comportano una reazione psicologica abnorme e insufficiente dell’individuo di fronte ad avvenimenti, situazioni, scelte o frustrazioni esistenziali. Per intenderci appartengono alla stessa categoria di disturbi l’ ansia, le depressioni, le fobie, le ossessioni , le molteplici forme di isterismo, ecc., di cui parleremo magari nei prossimi articoli.

La grandissima maggioranza dei casi (90%) riguarda il sesso femminile e colpisce selettivamente nella fascia di età
tra i 15 e i 25 anni. I sintomi cardine ovviamente sono la totale perdita di appetito e il dimagrimento, con scomparsa
delle mestruazioni (amenorrea), calo della pressione sanguigna, metabolismo basale bassissimo e ridotta circolazione periferica (arti pallidi e freddi). Spesso sono presenti vomito spontaneo o indotto dalla stessa paziente dopo i pasti e stitichezza.

Generalmente i risultati scolastici restano buoni e quindi non sono indicativi dell’ insorgere del quadro, che peraltro viene negato decisamente dalla paziente ed il ricovero avviene a volte quando si è già perso più del 30% del peso corporeo. E’ una patologia grave ed è bene evidenziare che se non affrontata può portare senza dubbio al decesso della paziente per le gravi alterazioni organiche irreversibili che a lungo termine si generano.Il fattore scatenante è quasi sempre da ricercare in situazioni conflittuali famigliari: ostilità o gelosie verso madri, sorelle, fidanzati, ma anche sensi di colpa o come detto di inadeguatezza, ad esempio ad affrontare i cambiamenti fisici e i conflitti dell’ adolescenza.

In quest’ ottica il ricovero ospedaliero è senza dubbio auspicabile non solo per l’ ovvia nutrizione alimentare, ma anche per allontanare la paziente dall’ ambiente famigliare causa dell’ insorgere del disturbo. A volte basta solo questo per risolvere il problema, ma è ovvio che un’ attività psicoterapeutica e la collaborazione del nucleo famigliare restano indispensabili per una terapia che nella maggior parte dei casi richiede tempi molto lunghi.